Alle porte del deserto

on 4 Giu , 2022

Il deserto, è difficile da spiegare, si può solo vivere, un po’ come il mare.

Qui in Marocco la concezione delle distanze è sicuramente diversa dalla nostra. Ovunque, e a qualsiasi ora del giorno o della notte, ci sono persone che percorrono a piedi distanze per noi incredibili, confidando in qualche anima gentile che dia loro un passaggio; fare autostop è infatti molto comune qui.

Ci stavamo giusto chiedendo se fosse davvero così pericoloso, come speso siamo portati a credere, far salire qualcuno a bordo, quando un signore con una tunica bianca ci ha fatto il segno dell’autostop, mettendosi quasi in mezzo di strada. Abbassato il finestrino, ci ha spiegato che, essendo giorno di festa, non stava passando nessun taxi e non sapeva come tornare a casa. Aveva un faccione buono e gentile e si trovava lì perché era andato a fare visita a sua mamma. Dopo esserci guardati per un po’, abbiamo deciso di accettare. In questi casi, è fondamentale ascoltare le sensazioni di entrambi.

Deserto: Incontro con Hassan

Hassan, il nostro passeggero, si è rivelato di una gentilezza estrema; mentre attraversavamo un paesaggio mozzafiato, fatto di rocce aguzze e di una vegetazione sempre più rada, ci ha indicato i luoghi più interessanti e ci ha raccontato parte della sua storia e delle sue origini berbere.

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Quando gli abbiamo detto che stavamo andando verso il deserto di merzouga, ha cominciato a storcere il naso e a dire che quello non è vero deserto: “Trop de lumières, tu ne peux pas voir les étoiles» (troppe luci, non si possono vedere le stelle). Ci ha consigliato, piuttosto, di andare a vedere M’hamid El Ghizlane, considerato la porta del deserto del Sahara.

Alle porte del deserto del Sahara

La libertà intrinseca nella vita in camper comprende anche quella di poter cambiare programma ogni volta che lo vogliamo. Così, dopo aver lasciato Hassan nel suo paesino color giallo ocra, ci siamo diretti verso il deserto di M’hamid El Ghizlane, un nome che, manco a dirlo, non avevamo mai sentito nominare.

Zagora è l’ultima cittadina che si incontra prima di insinuarsi in un deserto fatto di rocce e pietre aguzze, dove il tempo sembra essersi fermato. Poi anche la strada asfaltata finisce e cede il passo al grande regno delle sabbie, il deserto del Sahara. Le poche casette sono fatte di paglia ed argilla ed hanno lo stesso colore, giallo ocra, del letto del fiume Draa, un fiume che, a causa delle perenne siccità, non raggiunge mai il mare.

Abbiamo parcheggiato in un campeggio, chiamato “Le porte del deserto”, dove eravamo gli unici ospiti. Immagino che non siano molte le persone che raggiungono questi luoghi in camper; di tanto in tanto vedevamo arrivare qualche autobus di turisti, neppure molti per la verità, ma di viaggiatori in solitaria neanche l’ombra. Ne abbiamo avuto la conferma quando un signore si è avvicinato a noi e sorridendo ci ha domandato “Travellers or tourists?” (turisti o viaggiatori?). Emozionati per quella domanda inaspettata abbiamo risposto che siamo viaggiatori, al che lui si è illuminato di un sorriso ancora più grande.

Il ragazzo dell’albergo, appena arrivati, ci aveva proposto diverse escursioni nel deserto, anche di una o più notti. Un po’ per una questione economica, un po’ per l’emozione di arrivarci da soli, abbiamo rifiutato, chiedendo invece indicazioni per arrivare alle prime dune. Il ragazzo, un po’ stranito, ci ha spiegato come raggiungerle, aggiungendo di portare l’acqua con noi e di non allontanarsi per nessuna ragione al mondo: “Non andate oltre le prime tre dune, non voglio venire a cercarvi”, ci ha detto sorridendo.

Poco prima del tramonto ci siamo quindi incamminati.  Dopo poco i nostri piedi hanno cominciato ad affondare nella sabbia e, un passo dopo l’altro, siamo arrivati alla prima duna. Ci siamo seduti e siamo rimasti in silenzio, attendendo che il sole tramontasse dentro a quell’enorme mare dalle onde giallo ocra.

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