Figueres e il salto nel “buio”

on 16 Apr , 2022

Come ormai d’abitudine, non avevamo programmato di visitarla.

Dovevamo acquistare una carta sim spagnola e, semplicemente, Figueres era la città più vicina a dove ci trovavamo.

Figueres si trova nell’entroterra catalano, a metà tra i Pirenei e la Costa Brava ed è celebre soprattutto per essere la città natale di Salvador Dalì. Camminando per le vie del “casco antiguo”, racchiuso tra le mura di epoca medievale, ci rendiamo subito conto delle radici fortemente catalane del luogo.  Come in tutte le città della Catalogna, anche qui il cuore pulsante della cinta cittadina è La Rambla, la via dove si concentrano i negozi ed è possibile assaggiare i piatti tipici della cucina locale.

Figueres ci ha indubbiamente emozionati tantissimo, ma l’apice della giornata lo abbiamo toccato più tardi

Invito i deboli di stomaco ad andare direttamente al prossimo articolo.

Era giunto il momento dello svuotamento delle acque nere, così Carlo è uscito, mentre io, da brava, sono rimasta dentro al camper. Poco dopo è venuto a chiedermi un telefono per fare luce. Inizialmente ho pensato gli servisse per vedere meglio, dato che era buio, poi però è tornato dicendomi di prendere la torcia e di scendere a puntarla. Va bene il buio, ho pensato, ma non era così tanto buio da aver bisogno di tutta questa luce! Ad ogni modo sono scesa. Quando Carlo mi ha detto “Fa un po’ schifo, ma devi puntare la luce là dentro”, ci ho messo qualche secondo a realizzare cosa fosse successo.  In pratica, nell’aprire la scatola delle meraviglie, gli era cascato il tappo proprio laggiù, nello scarico. Fortunatamente non era sceso giù nella fogna, era rimasto sul fondo; e, ancora più fortunatamente, quel pozzo nero che stavo illuminando non era poi così tanto sporco e neppure così tanto puzzolente. Sfortunatamente però, Carlo non riusciva ad arrivare al tappo, né allungando le braccia nè con l’aiuto di un gancio. Non vedendo altre soluzioni, ci si è praticamente tuffato dentro, braccia e testa, ma niente, non ci arrivava comunque. Essendo più piccolina, ci ho provato pure io; niente comunque, le spalle passavano, ma il mio braccio, troppo corto, non arrivava alla meta. Abbiamo quindi provato con il manico della scopa, anche così niente. Con un acchiappino, ancora niente. La nostra salvezza è arrivata grazie ad un pappagallo da idraulico che abbiamo nel ripostiglio, con il quale siamo finalmente riusciti a recuperare il benedetto tappo.

Avremmo dovuto essere sconvolti, ma essere usciti vincitori da un’esperienza così disgustosa ci ha provocato una scarica di adrenalina tale che abbiamo cominciato a ridere come matti. Abbiamo fatto la doccia, congelata ahimè, ma troppo necessaria e, con l’adrenalina ancora in corpo, abbiamo deciso, nonostante l’ora, di andare a vedere Loret de Mar. E’ stata la meta del mio viaggio di maturità ed ero curiosa dell’ effetto che mi avrebbe fatto tornarci. Dopo circa mezz’ora di strada al buio e in mezzo al nulla, ci siamo trovati improvvisamente tra discoteche, ragazzi con bevute in mano che attraversavano senza guardare e tanti, tantissimi, vigili del fuoco. E’ stato a dir poco surreale passare in mezzo a quella baraonda con Ulisse. Sono più che sicura che sia stato uno dei pochissimi camper a passare di lì.

Inutile dire che dopo 5 minuti eravamo già fuori da Loret de Mar, verso una destinazione ancora ignota, ma sicuramente più tranquilla.

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