Gibilterra: verso la fine del mondo

on 15 Mag , 2022

Gibilterra è un posto assurdo.

Stavamo avanzando tranquilli a bordo del nostro Ulisse quando, di punto in bianco, ci siamo trovati davanti ad una dogana. Lì per lì abbiamo avuto qualche istante di smarrimento: per quale cavolo di motivo c’erano tutti quei poliziotti che chiedevano i passaporti? Stavamo forse entrando in Marocco via terra?! Poi, ricordandoci che Gibilterra fa parte del Regno Unito, siamo scoppiati a ridere. Stavamo entrando in una piccola colonia british!

Abbiamo tirato fuori i passaporti e ci siamo diretti verso la dogana. Nonostante fosse piuttosto ovvio, ci ha fatto un effetto strano sentire i poliziotti parlare in inglese. Ancora più strano è stato vedere, appena oltrepassata la dogana, la tipica cabina telefonica inglese e gli autobus rossi a due piani.

Stavamo ancora ridendo per quel piccolo shock culturale, quando ci siamo ritrovati improvvisamente in una pista d’atterraggio. La dogana si trova infatti di fianco all’aeroporto di Gibilterra e, in caso di semaforo rosso, bisogna fermarsi e aspettare l’arrivo dell’aereo. Non avrei mai immaginato che un giorno avrei attraversato, a bordo di un camper di nome Ulisse, una pista d’atterraggio.

Superato l’aeroporto ci siamo fermati a fare la spesa ad un supermercato; anche questo sarebbe dovuto risultare abbastanza ovvio, ma ci ha fatto comunque sorridere vedere i prezzi in sterline e sentire alcuni commessi parlare in inglese. Esattamente, solo alcuni. Altri infatti parlavano spagnolo, altri ancora un dialetto che sul momento non siamo riusciti a decifrare.

Gibilterra

Gibilterra nasce infatti da un mix che sembra quasi un paradosso, quello tra cultura latina e cultura anglosassone. Sembra un controsenso, eppure ciò che è venuto fuori dall’incontro di queste culture diametralmente opposte è incredibile. Casette rosse con i tetti spioventi si alternano a ristoranti che vendono tapas e non c’è da stupirsi se incontriamo due signore che bevono il tè delle 5 mentre, accanto, un gruppo di ragazzi ordina una cerveza.

Tutto questo si riflette anche a livello linguistico. A Gibilterra si impara l’inglese come prima lingua e lo spagnolo come seconda; difatti, sono tutti bilingui. E non c’è da stupirsi se per la strada sentiamo una frase del tipo “Hombre! I’m telling you que no puedes!”. Si tratta dello “LLanito”, il dialetto creolo locale, nato dalla fusione di inglese e spagnolo, ma anche dall’influenza di portoghese, italiano, maltese e ebraico.

Insomma, è un vero melting pot questo piccolo angolo di mondo, un luogo senza dubbio interessante per chi ama l’incontro tra varie culture, anche se a tratti può dare l’idea di essere un po’ artificiale.

Faro di Gibilterra

Nel pomeriggio siamo giunti alla punta estrema di Gibilterra, con un vento talmente forte da dare davvero l’idea di fine del mondo; un cielo azzurrissimo e limpido offriva una visuale perfetta sullo stretto, quel famoso stretto di Gibilterra mille volte studiato sui libri di storia. Ampliando un po’ lo sguardo si intravedeva una costa che, non potendo più essere Spagna, era necessariamente … Africa? Sì, era Africa. Si sa che Spagna e Marocco sono vicini, ma non mi immaginavo “così” vicini. Chissà perché, nel nostro immaginario, gli altri continenti sono sempre esageratamente lontani.. Qui, in piedi davanti al faro, con un vento fortissimo che mi scompigliava i capelli, ho avuto la sensazione che Europa e Africa si dessero la mano. E questo nessun libro di storia, nessuna cartina geografica, avrebbe mai potuto insegnarmelo.

Laggiù, dall’altra parte dello stretto, si trova l’altra colonna d’Ercole. Ceuta e Gibilterra… i due estremi del mondo conosciuto. Ceuta e Gibilterra, ancora oggi accomunate dal l’indecisione di non sapere bene a chi appartenere. Gibilterra, in terra spagnola, è di fatti Regno Unito; Ceuta, pur trovandosi in terra marocchina, è ancora Spagna.

Bertucce di Gibilterra

Quanto raccontato finora basterebbe a rendere Gibilterra uno dei posti più assurdi del mondo. Eppure non è finita qui. Gibilterra è l’unico posto in Europa dove si trovano le scimmie in libertà, per l’esattezza le bertucce. Data la loro eccezionalità, sono diventate il simbolo della colonia inglese e, dal 1988, sono raffigurate sulla moneta da 5 pence. Non potendo per nessuna ragione al mondo non andare a vederle, ci siamo arrampicati sulla rocca di Gibilterra dove, abbiamo letto, vivono 230 esemplari di bertucce

Bertucce di Gibilterra

Non eravamo ancora arrivati alla cima che, ai lati della strada, sono apparse le prime scimmiette. Sorpresi e un po’ intimoriti ci siamo mantenuti un po’ a distanza; la loro abitudine alla gente è però tale che il nostro arrivo le ha lasciate completamente indifferenti. Abbiamo quindi proseguito, passandogli a nemmeno un metro di distanza ed ecco che ne sono comparse altre e a altre ancora! Le più piccole giocavano tra di loro esattamente come fanno i bambini: si rincorrevano, si buttavano in terra, saltavano sui muretti per poi calarsi giù. Le adulte erano invece più tranquille: alcune mangiavano, altre riposavano.. una sembrava osservare il mare lontano, proprio come farebbe un essere umano.

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