Il vecchietto svizzero

on 2 Apr , 2022

 Forse avremmo dovuto già sapere dove andare a dormire, almeno la prima notte!

Invece no, non avevamo organizzato nulla.

Ci piace l’idea di lasciare spazio all’imprevedibilità, di smettere di pianificare sempre tutto e di volere il controllo su ogni cosa.

Abbiamo aperto “Park4night”, l’applicazione per camperisti, e abbiamo trovato un parcheggio a 30 minuti da Milano, gratuito e con il rifornitore dell’acqua. Sembrava fare al caso nostro.

 Appena arrivati ci siamo imbattuti in quello che temo sia solo il primo di una lunga serie di ostacoli: non riuscivamo in nessun modo a svitare il tappo dell’acqua; e noi avevamo assolutamente bisogno di acqua, essendo partiti, incoscientemente, con il serbatoio vuoto. Erano già le 11 di sera e gli altri camperisti erano tutti a dormire. Proprio quando stavamo per disperare, è arrivato un altro camper con, alla guida, un signore sull’ottantina. Un po’ titubanti, siamo andati a chiedergli aiuto. Il vecchietto non ha proferito parola e, tenendo le mani dietro la schiena, ci ha seguiti. Resosi conto, dopo nemmeno cinque minuti, della nostra assoluta inesperienza in fatto di camper, ha deciso di regalarci una breve lezione sulla vita da camperista. Parlava con un italiano incerto, scegliendo con cura le parole. Viene infatti dalla Svizzera ed è in viaggio insieme alla moglie e al cane, che adora più di qualsiasi altra cosa al mondo. “Il cane, non la moglie!”, ha detto sorridendo. Risolto il problema dell’acqua e augurataci la buonanotte si è allontanato, tenendo sempre le mani dietro la schiena.

Stamattina, ci siamo alzati presto e ne abbiamo approfittato per andare a fare gli ultimi acquisti nel negozio per camperisti di fianco. E’ un magazzino immenso e noi non avevamo la più pallida idea di dove andare né di cosa cercare esattamente. Ad un certo punto abbiamo alzato gli occhi e, in fondo al corridoio, c’era un signore con le mani dietro la schiena. Inconfondibile. Il vecchietto svizzero ci guardava e sorrideva, sembrava aspettasse noi. Ci ha suggerito i prodotti e le attrezzature migliori e ci ha aiutati ad acquistare la nostra prima bombola del gas. Ovviamente non avevamo nemmeno quella!

Conclusi gli acquisti abbiamo salutato quell’anima buona, convinti che fosse stata messa lì a posta per avviarci a questa nuova vita, e abbiamo proseguito puntando verso nord, senza una meta precisa.

il vecchietto svizzzero

A metà strada ci siamo fermati per quella che è stata la mia prima ora di lavoro da nomade digitale. Una delle nostre paure più grandi è legata alla connessione internet. Abbiamo con noi un modem che dovrebbe collegarsi alla rete migliore che trova, ma non è scontato che questa sia sufficientemente forte da reggere una chiamata su Skype.

Ho respirato profondamente e ho acceduto alla chiamata. Alle 4 e mezzo in punto anche la mia allieva si è connessa. La lezione si è svolta normalmente, esattamente come quando ero a casa. Mi sembrava un miracolo.

Forse ce la stiamo davvero facendo.

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