Tangeri

on 20 Mag , 2022

Ogni mattina, appena svegli, tiriamo giù la tapparella e ci prendiamo qualche minuto per osservare fuori.

Poi scendiamo dal letto (Carlo normalmente, io, essendo bassa, lanciandomi), ci laviamo il viso e tiriamo fuori i tappetini da yoga. Se siamo vicini al mare, scegliamo sempre la spiaggia.

Così abbiamo fatto ieri mattina. Arrivati sulla battigia, il Marocco era lì, a 2 o 3 chilometri di distanza; sembrava quasi di toccarlo, eppure, nel luogo dove ci trovavamo, non c’è nessuna dogana; la strada semplicemente finisce e comincia una grande montagna.

Tangeri, colazione sul mare

Fare yoga ci ha aiutato a calmare la leggera ansia per la nuova esperienza che sta per cominciare: “Sarà facile trovare dove dormire?” “Avremo problemi con la lingua?” “Come ci accoglieranno le persone?”

Rinvigoriti nello spirito e nella mente, siamo corsi a prendere latte e biscotti per una colazione surreale e bellissima tra Marocco e Spagna e poi via, ci siamo diretti verso la dogana.

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Il nostro piccolo Ulisse è stato perquisito da due poliziotti e da un cane poliziotto, mentre noi cercavamo di capire quello che ci stavano dicendo gli ufficiali. Fortunatamente la seconda lingua parlata in Marocco è il francese, con l’arabo sarebbe stato sicuramente un altro paio di maniche. Una volta letto il mio nome sul passaporto, hanno esclamato: “Sara! Nome arabo! Benvenuti!”. Così noi avevamo passato l’esame, Ulisse pure: eravamo ufficialmente in Marocco!

Purtroppo la nostra euforia è stata subito messa alla prova. Dopo la frontiera, la strada comincia ad inerpicarsi su per una montagna; preso il navigatore per cercare Tangeri, la nostra prima tappa, abbiamo scoperto che internet non dava segni di vita. Inizialmente abbiamo dato la colpa all’altitudine, ma con la discesa non è comunque cambiato niente e neppure con il passare delle ore: internet non voleva saperne di funzionare.

Raggiungere Tangeri, grazie ai cartelli stradali, non è stato difficile. Il vero problema è stato arrivare al campeggio. Quando, dopo mille peripezie e orientandoci alla meno peggio tra il dedalo di stradine, siamo riusciti a giungere in prossimità del camping, il destino ci ha posto davanti ad un ulteriore ostacolo: l’ultimo tratto di strada era in salita, esageratamente in salita. L’abbiamo guardato titubanti, ma alla fine ci abbiamo provato. Ulisse parte in terza.. il motore non regge, seconda.. non regge, prima… arranca tantissimo e … si spenge: in curva, in una salita che era un muro, mentre fuori era calato il buio. Quando ci siamo resi conto che arretrava nonostante il freno pigiato a fondo, sono schizzata fuori come un fulmine per dare indicazioni a Carlo che, piano piano, è riuscito a rifare tutta la strada in retromarcia. Sudati fradici, abbiamo tentato un’altra via e siamo finalmente riusciti ad arrivare al campeggio evitando quella strada infernale.

Stamattina, come prima cosa, ci siamo fiondati in centro per comprare una scheda marocchina.

La preoccupazione che avevamo riguardo la lingua si è dileguata quando si è rivolto a noi un ragazzo dall’inglese impeccabile. Abituati troppo spesso alla frettolosità di alcuni nostri impiegati, siamo rimasti sbalorditi dalla sua gentilezza. Dopo averci aiutato a scegliere l’offerta migliore, si è prodigato in una serie di consigli sul suo Paese, sia riguardanti i luoghi da vedere, sia la vita pratica. Quando è uscito insieme a noi per accompagnarci alla banca più conveniente stentavamo a crederci, figuratevi quando è entrato in una pasticceria e ci ha regalato due scatole di biscotti “di benvenuto”! Eravamo così increduli che non siamo riusciti a spiccicare parola. In compenso penso che avessimo due sorrisoni ebeti stampati in faccia, ai quali il ragazzo ha risposto semplicemente “ Moroccain people are like this. Welcome to Marocco”.

Nel salutarci, ci ha chiesto di aprire google maps e, a colpo sicuro, ha cliccato su un ristorante di cucina tipica marocchina.

Un po’ incuriositi dal quel terzo gesto di gentilezza, un po’ realmente affamati, ci siamo immediatamente fiondati in quella direzione. In pochi minuti l’ambiente intorno è cambiato completamente; senza che ce ne rendessimo conto, ci siamo ritrovati in un dedalo di stradine dai mille colori e profumi, con persone che vendevano cose di ogni tipo e pronunciavano parole incomprensibili. Eravamo nel cuore pulsante di ogni città araba: la Medina. Non era la prima volta che ne visitavo una; qualche anno fa ho girovagato per quella splendida di Marrakesh, ma il trovarmici catapultata all’improvviso mi ha fatto provare un brivido come se fosse la prima volta.

Nonostante sotto molti aspetti il Marocco sia un Paese molto occidentalizzato, lo shock culturale che si prova è comunque abbastanza forte.

Credo che ognuno abbia una sua concezione del viaggio. Per me viaggiare è conoscere ciò che è distante da me, dalla mia cultura, dalle mie abitudini; è provare sapori diversi, sentire odori per me inusuali, perdermi tra accenti che non riconosco e non distinguo. Ecco, se fino ad ora, attraversando la Francia e Spagna, mi sono sentita più o meno sempre a casa, adesso posso dire di stare viaggiando, nel senso più ampio, e secondo me più vero, del termine.

Tangeri, couscous marocchino

E a proposito di odori e sapori, il ristorante consigliatoci dal ragazzo della carta sim si è rivelato un’esplosione di entrambi. Appena entrati, ci siamo accorti di essere gli unici europei. La maggior parte delle donne indossava infatti l’abito tradizionale e l’unica lingua che si sentiva era l’Arabo. Un ottimo segno per chi, come noi, ama provare i piatti tipici dei luoghi. Per assaggiare la vera cucina tradizionale, ed evitare quindi i luoghi più turistici, basta infatti vedere dove vanno a mangiare le persone del luogo. E’ un ottimo consiglio per il palato.. ma anche per il portafoglio!

Tangeri, taijin di carne.

Che il Marocco è un Paese dove il costo della vita è più basso rispetto al nostro si sa, ma bisogna anche saper trovare i posti giusti. In questo ristorante abbiamo ordinato un cous cous con verdure e una porzione di taijin di carne. Per darvi un’idea delle porzioni, abbiamo finito a fatica il taijin e metà cous cous ce lo siamo fatto incartare per portarlo a “casa”. Morale della favola, abbiamo pranzato e cenato in due, bottiglia grande d’acqua inclusa, con  soli 4 euro! E considerate che siamo entrambi due mangioni!

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