Velez Rubio

on 1 Mag , 2022

Una coppia tedesca, incontrata due settimane fa vicino ad Avignone, ci aveva parlato con entusiasmo di una fattoria immersa nel verde vicino a Murcia.

“C’è addirittura un cooworking!”, aveva esclamato lui con entusiasmo. “Per i nomadi digitali è un vero paradiso!”.

Conoscevamo la parola coworking. Nei mesi prima della partenza, in cui abbiamo letto più o meno di tutto sulla vita dei nomadi digitali, ci siamo imbattuti diverse volte in questa parola. Sapevamo quindi cosa fosse un coworking in linea teorica, ma non ne avevamo mai visto uno. Per noi restava un posto misterioso dove si ritrovava gente misteriosa per fare lavori ancora più misteriosi.

Il costo per dormire nella fattoria era di 10 euro a persona, un’esagerazione per noi che da quando siamo partiti siamo sempre riusciti a dormire senza spendere un euro; la curiosità e la voglia di provare una nuova esperienza ha però preso il sopravvento.

L’arrivo alla fattoria è stato tanto spettacolare quanto delirante. La splendida strada che attraversa le colline di Murcia, nell’ultimo tratto diventa un piccolo fiume, che il nostro piccolo Ulisse, miracolosamente, è riuscito a guadare, portandoci sani e salvi in un grande prato verde circondato da mandorli. Oltre a noi c’erano solamente altri tre camper.

Velez Rubio

Siamo scesi e siamo andati ad esplorare i dintorni. La prima cosa in cui ci siamo imbattuti è stata una doccia all’aperto interamente in legno, eco design, con accanto un lavandino, sempre costruito in legno. Poco più avanti c’è una cucina estiva e un barbecue, tutto costruito con materiale riciclato. A completare il quadro, luoghi di meditazione e di relax sparsi un po’ dappertutto, un’altalena, ovviamente sempre in legno e tante, tantissime amache.

Velez Rubio

Alzando gli occhi abbiamo poi scorto una casetta sull’albero. Siamo saliti su per le scalette e ci siamo sdraiati su un grande materasso; persi tra le foglie sopra di noi, abbiamo perso la cognizione del tempo, al punto che ci siamo accorti di soprassalto che non avevamo ancora incontrato i padroni di casa.

Paulina e Bart sono una splendida coppia di artisti; da quattro anni hanno lasciato la Polonia, la loro terra, e si sono trasferiti qui con un grande sogno e un grande progetto: vivere della loro arte e dare vita ad un eco- villaggio. La loro arte è attenta al riciclo e all’ambiente; sono infatti sostenitori di lunga data dell’upcycling, un processo che trasforma i materiali di scarto e i prodotti inutili, in nuovi prodotti dotati di valore artistico o ambientale. Tutto il parco, ci hanno spiegato, è infatti una vera e propria “galleria” di Upcycled design, dalla doccia alla casa sull’albero, dai servizi igienici alle amache.

Cooworking

Dopo un breve tour nei meravigliosi e curatissimi edifici interni, dotati di servizi igienici, una grande doccia, lavandini, lavatrice, ci hanno portati a vedere la tanto sognata e in mille modi immaginata, stanza di cooworking. Ci siamo sentiti immediatamente a casa. Comoda ed essenziale, con i suoi divani, un grande tavolo dove poter lavorare e tante opere d’arte alle pareti, è un luogo semplicemente stupendo. E’ oltretutto l’unico posto con la connessione internet, il che significa che, in tutto il resto del villaggio i telefoni possono essere dimenticati. E’ stato questo, forse, l’aspetto che più ho amato di questi due giorni: essere lontana dalla tecnologia mi ha permesso di vivere nel qui e ora, a pieno contatto con me stessa e con la natura.

In un posto del genere non poteva mancare un orto. Non so quanti anni erano che non mi dedicavo ad un orto, ma all’improvviso ho sentito un bisogno estremo di stare in contatto con le piante, di toccarle, di prendermene cura; così abbiamo chiesto a Bart di poterlo aiutare a togliere le erbacce. Abbiamo trascorso un’ora così, ripulendo l’orto insieme a Bart che sorrideva e ogni tanto ci insegnava qualcosa. Ci ha per esempio mostrato un miscuglio di acqua e ortica, incredibilmente puzzolente ma ottimo come concime per le piante. Nessuno glielo aveva insegnato, ci ha detto con orgoglio, lo aveva imparato da solo con l’esperienza.

Guardare il risultato finale del nostro lavoro ci ha fatto sorridere di cuore. Avevamo fatto qualcosa di molto semplice, eppure la soddisfazione era grandissima. Prima di lasciarlo, Bart ci ha detto di entrare nel pollaio e di prendere tutte le uova che volevamo, oltre che tutta la verdura dell’orto che desideravamo.

Nel tardo pomeriggio stavamo lavorando ai nostri computer, quando abbiamo sentito delle voci. Ci siamo affacciati ed erano Paulina e Bart, con in mano un grande calice di vino; stavano invitando, chi di noi avesse voluto, ad andare a bere il vino intorno al falò. L’unica cosa che dovevamo portare era un nostro bicchiere. Emozionati come bambini siamo corsi da loro; presto sono arrivati anche gli altri camperisti: una coppia di ragazzi tedeschi e due coppie adulte, una irlandese e una tedesca.

Velez Rubio, REC.ON

Bart ha accesso il fuoco e le prime fiammelle hanno subito sciolto i cuori e con loro la vergogna iniziale. Abbiamo iniziato a raccontarci le nostre esperienze e i nostri progetti. E’ stato bello vedere come, nonostante le differenze di età e di origine, i nostri cuori battevano alla stessa frequenza. Gli occhi dei più anziani brillavano esattamente come quelli della giovane coppia e, credo, come i nostri.

Velez Rubio

Quando abbiamo raccontato della nostra scelta di vita, nessuno si è stupito, ma ormai stiamo cominciando a farci l’abitudine; al contrario hanno cominciato a suggerirci posti da visitare ed esperienze da non perdere. Il momento era talmente magico che, piano piano, ognuno di noi si è alzato per andare a prendere qualcosa da mangiare nel proprio camper e mangiarlo lì, tutti insieme, intorno al fuoco. Quando di sottofondo è partita una musica irlandese, il tutto è diventato assolutamente perfetto.

Mezzi brilli e con la pace dei sensi siamo andati a dormire. Abbiamo dormito un sonno profondo e tranquillo, sapendo che a farci la guardia c’era Fiona, la cagnolona del villaggio, che per tutta la notte passa tra i camper ad assicurarsi che tutto sia a posto.

 La mattina dopo, alle 10, siamo stati tutti invitati a bere il caffè insieme. Era un mese che non ne bevevo uno.

, , ,

One response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *